
mercoledì 30 giugno 2010
Due facce

martedì 29 giugno 2010
Tempus fugit

lunedì 28 giugno 2010
Il mio mondo

Sono dunque deluso, molto. Ora si vantano di avere una vita effervescente, loro. Quasi quasi me ne compiaccio. La vita non mi ha mai messo in condizione di potermi prendere una sorta di rivincita, quante volte mi sono detto: " Quando torneranno a cercarmi, non ci sarò". Non torneranno, non importa, io amo il mio piccolo mondo.
"dietro di te
io paziente e calmo
dietro di te
un viaggio assurdo e'
immenso tu
che a sfidarti non ci provo piu'
non hai ancora vinto e percio'
vivro' diffido di te
sto gia' imparando
tu pace non mi dai
non mi perdoni mai
un'altra volta nel mondo
coi limiti che sai
un posto pretendo nel mondo
sbandati giorni miei
mi consumero' fino in fondo
finche' non cambierai
finche' non capirai
che tu sei comunque e sempre
il mio mondo"
(Renato Zero - Non cancellate il mio mondo -)
domenica 27 giugno 2010
Stare a galla

sabato 26 giugno 2010
Il rumore del silenzio

Diario di un pomeriggio perfetto sulla mia amata due ruote ( senza motore ).
venerdì 25 giugno 2010
Io dico: "No"

giovedì 24 giugno 2010
Realtà e finzione

mercoledì 23 giugno 2010
Senso di appartenenza
Oggi sono stato a Torino. Ultimamente mi trovo a dovermici recare spesso per partecipare ad alcuni Concorsi Pubblici e solo l'anno scorso ho deciso di visitarla per puro piacere. La città non mi dispiace affatto, la trovo molto ordinata, elegante, con interessanti testimonianze artistiche e palazzi molto belli da visitare. Probabilmente, anzi sicuramente il mio è un giudizio oltre che soggettivo, piuttosto limitato a quello che il turista è abituato a vedere, dimenticando tutto il resto. Ma non voglio soffermarmi più di tanto su questo quanto sul fatto che Torino, o meglio, un piccolo paese della sua cintura è stato per un anno la mia "seconda casa". Devo tornare indietro al 1995: l'anno precedente feci una scelta che poi con il tempo si sarebbe rivelata ( stranamente ) positiva. Decisi di rifiutare il servizio militare ed essere quello che ai tempi si chiamava "obiettore di coscienza". Non mi dilungherò sugli stati d'animo precedenti alla partenza e correlati ai primi due mesi di permanenza ma preferisco invece sottolineare tutto ciò che di positivo questa esperienza mi ha regalato. A cominciare dialla consapevolezza di essere veramente utile a qualcuno ( i bambini nel mio caso ), per passare poi allo spirito di solidarietà, all'amicizia, al puro e sano divertimento. Tutto questo concentrato di positività raccolto in un anno trascorso troppo in fretta che, tuttavia, ha segnato una piccola svolta nella mia vita. Non torno in quel paesello da allora. Quando raggiungo Torino, la tentazione è forte, poi ritorno sui miei passi. Quasi volessi fermare il tempo, quasi non volessi vedere che tutte quelle fantastiche persone sono cambiate, seppur solo nell'aspetto. E a quel luogo io sono legato: molte persone hanno la fortuna di nascere o vivere in posti che possono definire "propri". Io, che non mi sono mai riconosciuto abitante della mia città e che ho sempre sognato un posto diverso in cui vivere, posso comunque dire di avere un luogo "mio", pieno di bellissimi ricordi. Non è sicuramente l'aspetto di una città, l'essere essa bella o brutta dal punto di vista estetico a renderla "nostra"; a regalarci il senso di appartenenza forse sono le persone che ci vivono e con cui interagiamo. Ed io qui, mi sento sempre più un alieno. Chiedo perdono per essere saltato spesso da un argomento all'altro. Prolisso? In questo caso la Bic rossa del mio professore d'Italiano si sarebbe divertita..
martedì 22 giugno 2010
Quattro

lunedì 21 giugno 2010
E la chiamano Estate

domenica 20 giugno 2010
Utile e dilettevole
Un'altra domenica grigia, un ulteriore stimolo a scrivere. Sono quasi orgoglioso del mio blog, di come stia assumendo forme e contenuti sempre più vicini al mio modello immaginario. Non nascondo di essere un perfezionista, mi piace che il tutto assuma sempre un aspetto armonico e ovviamente mi riferisco alla qualità estetica. Naturalmente in questo senso saranno ben accetti da parte Vostra, cari lettori, consigli e suggerimenti. Nulla posso invece architettare per ciò che riguarda il contenuto che è pura farina del mio sacco e dunque immodificabile; il problema è magari quello di rendere ciò che viene da dentro leggibile e apprezzabile. Sto cominciando ( meglio tardi che mai, direte voi.. ) a rendere questo blog maggiormente coinvolgente e spero esso possa con il tempo assumere l'aspetto di un vero e proprio luogo di dialogo. Occorre unire l'utile al dilettevole, è importante mescolare la possibilità di amplificare i propri pensieri (che solo internet offre ) con il piacere di farlo attraverso lo scritto. Qualcuno potrà anche affermare che colui il quale ama così tanto raccontare e raccontarsi non sia poi in grado di apprezzare valori quali la riservatezza e l'intimità. Non ci sono molte persone nella mia vita con le quali riesco a intavolare un dialogo di un certo spessore e credo che molti altri vivano questa situazione; il paradosso dei nostri tempi è che spesso delle nostre problematiche riesce facile parlare più con perfetti sconosciuti che non con coloro che ci stanno vicino fisicamente. Io mi ci trovo bene a farlo, non lo faccio allo scopo di ottenere un compatimento o con l'intenzione di attirare l'attenzione sui miei problemi. Lo faccio per il gusto di farlo. Si, mi fa male pensare che il "virtuale" stia soppiantando la realtà, ma quante volte ci è capitato di esclamare: " Quanto vorrei essere altrove!" E io ora mentre scrivo, sono altrove e sto piuttosto bene.
sabato 19 giugno 2010
Semplicità
Fuori piove, e io divento malinconico. Non posso evitarlo, chiedo dunque venia se risulterò prolisso e sgrammaticato. Ieri ho ricevuto una richiesta di amicizia su Facebook da parte di un vecchio amico di "cortile" di cui avevo perso le tracce almeno una ventina di anni fa. Sono ripiombato indietro ai migliori anni della mia vita, quelli dell'infanzia trascorsa all'interno dei cortili dei palazzi alzando polvere, macinando chilometri di corse tra le urla di mia madre che disperatamente provava a ricordarmi che la scuola veniva prima di tutto. Le estati dei primi anni 80 hanno avuto un sapore e un fascino incancellabili; i cortili erano il luogo di incontro per eccellenza per la disperazione dei condomini. E dire che noi avevamo qualcosa che i ragazzi di oggi non hanno e mi riferisco al gusto, al piacere della semplicità. Lo avevamo per necessità ma ora tutto questo manca, eccome. I giardini, persino i marciapiedi, le piccole strade del quartiere sembravano enormi e vi si poteva addirittura tracciare un campo da tennis usando i mattoni trovati all'interno dei cortili in ghiaia. Mi manca tutto ciò.. Mi mancano le lunghe serate estive passate raccontandosi le barzellette, cercando le cabine del telefono per fare una dedica alla radio, i racconti delle vacanze appena finite trascorse al sole delle spiagge. E che dire della solidarietà, delle nostre bici che con un pezzo di carta incastrato tra i raggi tenuto da una molletta sembravano motorini. Parlo come se fossi un nonno che racconta al proprio nipote i bei tempi. Sono passati 30 anni da allora, ma la tecnologia, l'avvento di internet, i giochi elettronici, priveranno i bambini di oggi del gusto della semplicità di cui solo noi abbiamo avuto la fortuna di godere. E so che i bambini degli anni 80 che leggeranno questo post, lo apprezzeranno.
Ecco, sono malinconico. Allego a questo post un video di una canzone che un po' mi ricorda quel periodo e spero sia di vostro gradimento.
venerdì 18 giugno 2010
Masochismo?
Le righe di oggi sono dedicate ai miei lettori che scopro sempre più numerosi. Vi ringrazio di cuore per i momenti della vostra giornata che dedicate alla visione di questo blog. So, ne sono sicuro, che tutto cio' che ho dentro spesso assume un peso specifico enorme, sono altrettanto certo di "zavorrarvi" non poco. Ma quel che più mi piace del blog in sè è proprio il fatto che il visitatore è libero di scegliere se farsi ancora del male o no; in un certo senso, leggendo i miei scritti, misura la sua dose di masochismo. Non sono autoironico, penso realmente ciò che scrivo. L'esperienza dello scambio epistolare è stata ed è per me molto preziosa, non ho dubbi su questo ma mi sono accorto che per far vivere un'amicizia di questo tipo è necessaria molta costanza e impegno. E spesso, io, diventando protagonista assoluto dei miei scritti finisco per rendere tutto terribilmente monocorde e di difficile lettura. Ne consegue che chi deve portare avanti lo scambio a volte cede il passo. Nel caso del blog, si passa, si guarda, e se non piace non si torna. Mi sto descrivendo come un tedioso rompiscatole ma non credo di esserlo. La scrittura è il mio naturale veicolo per gettare tutto quello che ho dentro, alla mercè di tutti. Dovrei essere più riservato? E perchè? Sbaglio ad esporre tutto nella grande agorà del web?Grazie a voi dunque, pazienti e un po' masochisti lettori. La fontana continuerà a far scendere acqua finchè ci sarà qualcuno che ha bisogno di bere.
giovedì 17 giugno 2010
Sogni d'oro

mercoledì 16 giugno 2010
L'altalena

Sono dunque ancora in fase di "work in progress". Probabilmente sbaglierò e starò lavorando inutilmente, ma ci credo anche se sicuramente, non dipenderà solo da me.
martedì 15 giugno 2010
Sano egoismo

lunedì 14 giugno 2010
Vivere il giorno
Ci sono momenti della vita in cui guardi te stesso e dici : "No, a me non potra' mai capitare, non ne sarei mai in grado". Sono quei momenti in cui tutto per te sembra andare alla perfezione o meglio, secondo un piano prestabilito. Ciò è tipico di coloro che come il sottoscritto adoravano ( uso un tempo passato non a caso..) vivere programmandosi anche ogni secondo successivo. Accadeva poi che, ogni piccolo intoppo che andava a modificare il corso degli eventi fosse vissuto come una sorta di apocalisse dalla quale poi non si riusciva più ad uscire. Programmi, dunque aspettative, dunque incapacità di affrontare l'inevitabile non previsto. E ora che mi guardo e ripenso a quei periodi, sogghigno ma mi turbo al pensiero di quanto tempo ho perduto nella speranza che tutto avesse senso solo se rispettava un ordine preciso. Quella sorta di robot oggi è un mero ricordo. Enzo oggi, lo può dire con orgoglio, ha imparato a vivere il giorno, a cogliere l'attimo. Avete presente lo stupore e la meraviglia che si legge negli occhi dei bambini quando vedono qualcosa di nuovo? Più o meno io ho avvertito la stessa sensazione. E' così nuovo accorgersi che, alla fine della giornata tutto ciò che hai fatto ha comunque un senso e che, gli mprevisti non hanno scalfito il tuo progetto quotidiano più di tanto. Il "Carpe diem" dunque è possibile, e se ci sono riuscito io... Le aspettative dunque, devono essere sempre legate ad obiettivi a breve termine, altrimenti sono guai. Vorrei rivedere il film "L'attimo fuggente" nel caso mi fossi perso qualche altro importante consiglio.
domenica 13 giugno 2010
Questione di orgoglio
E' una strana domenica di metà Giugno. Il cielo ha assunto tonalità più disparate, prendendo poi in modo deciso le sfumature del grigio. Vengo così immediatamente pervaso da un senso di apparente stanchezza unita all'astenia che solitamente mi accompagnano nei lunghi mesi invernali. Quale momento migliore dunque per riposare corpo e mente, sapendo che poi il sole tornerà, e con esso i benefici influssi dei suoi raggi. Siamo a Giugno, le giornate sono lunghe, piene di luce, ci può stare che non tutto vada come è prevedibile. Le riflessioni di oggi mi rendono disincantato; oggi mi sento di valutare ancora, a costo di essere monocorde e rendere questo blog di pesante lettura, gli atteggiamenti di qualcuno. Preciso, non voglio giudicare ma soffermarmi su constatazioni di fatto lasciando poi il resto alla libera interpretazione del lettore. Mi dedico dunque ad analizzare la fugacità delle relazioni, la tempistica assai prevista e prevedibile con cui un rapporto tende a finire. Chi o che cosa dunque muove i fili? Chi o che cosa detta i tempi di una storia, di un rapporto? Viviamo in una società incentrata sulla rapidità, sull'angosciosa voglia di vivere tutto e subito. E' dunque probabile che stia venendo a mancare il gusto ed il piacere di vedere crescere tutto. Ci si impiegherebbe troppo, no? Come se volessimo forzare la fioritura di un albero prima ancora che ne spuntino le gemme. Spesso ho la sensazione che la velocità con cui un'amicizia nasce sia proporzionale a quella con cui si esaurisce, non esiste dunque più un tempo naturale per le cose. In questo breve tempo che ci è concesso si dovrebbe dimostrare tutto di noi, nel bene e nel male. E se si sbaglia a farlo, ecco, come il freddo improvviso che, in primavera brucia le gemme, tutto si interrompe. Quello che più ancora riesce a ferirmi è il silenzio, non mi stancherò mai di ripeterlo. Potrei romperlo io, ma l'orgoglio mi dice ancora no. E se perdo quello....
sabato 12 giugno 2010
A mente fredda
Navigo in acque calme. Avverto un senso di pace, una voglia di lasciarsi andare e fare un gran bel respiro. E' passata la burrasca, il mare dentro si è placato e la barca che, sembrava ormai in pieno possesso dei tentacoli delle grandi onde, ora riparte e riprende il cammino. Quando ti alzi e ti abbassi, quando stai per sprofondare e vedi la prua della nave che si impenna, tutto ti passa davanti agli occhi. In quei momenti il tuo innato istinto di sopravvivenza ti porta ad utilizzare ogni mezzo a tua disposizione per salvarti. A volte cerchi di gridare più forte del rumore delle onde, vuoi far sentire loro che sei in grado di sconfiggerle. Ma poi capisci che sei in mano al destino e che se Lui vuole, tutto tornerà come prima. Ogni volta che la tempesta si placa, la mente, a freddo, comincia a mettere tutto in ordine. Ora ricordo bene, ricordo che mentre ero in balia delle onde ancor più forte era il rumore provocato dal silenzio dei miei compagni di avventura. Ma dov'erano? Nelle difficoltà, non cerco aiuto, sono fatto così. Chi conosce le tempeste del mio animo, lo sa. E chi non le conosce forse non sa che in questi momenti, io voglio, se è il caso , affondare con la nave. E' un silenzio dunque che io stesso desidero, che io stesso cerco. A mente fredda mi chiedo a questo punto a cosa servano gli amici se poi, nelle difficoltà io sono il primo ad allontanarli. A loro chiedo scusa. Ma a quelli che dei miei silenzi ormai non sanno che farsene, coloro che, me ne hanno quasi attribuito una colpa, allontanandosi poi da me, non dico nulla. Loro non sanno perchè non hanno voluto sapere, perchè hanno colmato il vuoto delle loro vite in altro modo. Tu, che leggi questo post, dico a te, che nel silenzio te ne sei andato, quando vedrai la prua della nave impennarsi, sentirai il rumore forte del mio silenzio.
venerdì 11 giugno 2010
Nuovi orizzonti

giovedì 10 giugno 2010
C'è posta per te
Nella mia cantina, riposte in un angolo e circondate da cianfrusaglie di ogni sorta ci sono due grandi scatole di cartone. Sono sigillate con nastro adesivo marrone affinchè il contenuto non prenda polvere e ingiallisca facilmente. Purtroppo lo spazio limitato all'interno di casa mia mi ha costretto a relegarle all'umidità e al buio ma in quei contenitori vi sono fiumi e fiumi di inchiostro. Sono le tante lettere che in un certo periodo della mia vita ricevevo con frequenza di almeno un paio al giorno. Erano le lettere dei miei amici di penna, conosciuti attraverso qualche annuncio sui vecchi giornali, e che ormai avevano introdotto nella mia vita quotidiana il sapore dell'attesa. Non c'era alcun computer in quell'angolo di stanza dove ora tutto è un groviglio di fili. C'era un tavolo, una penna, e una carta da lettera colorata. Alla sera, quei fogli prendevano vita, stavo davvero comunicando ciò che magari non mi riusciva di fare ( e ancora oggi accade.. ) con le persone che quotidianamente mi circondavano. Ogni lettera imbucata nella vecchia cassetta rossa dava inizio al lungo attendere. Ed era pieno di fascino il momento in cui quella busta dallo spessore anomalo annunciava un contenuto particolare; ed ecco, una foto, un volto. Finalmente quelle parole avevano un volto! Ma quanta attesa! C'è tanta voglia di andare a togliere i sigilli a quelle scatole, c'è curiosità. Forse lo farò, o forse no. Spesso mi è capitato di andare a "disturbare" i ricordi, a rivolerli adattare al tempo che viviamo, a farli rivivere. E ho sbagliato.
mercoledì 9 giugno 2010
La forma dell'acqua

lunedì 7 giugno 2010
Tortuosità
La sensazione odierna non è definibile. I pensieri si affollano confusamente, e non sono rispettosi gli uni degli altri. Vorrei si attenessero ad una sorta di coda, prima uno poi l'altro in modo da poter essere considerati singolarmente e affrontati con l'attenzione che meritano. Tutto questo frastuono non fa altro che mandarmi ulteriormente in confusione; eppure da tutto questo caos, spesso arrivano i segnali più chiari su ciò che si deve e bisogna fare per raggiungere uno stato di sensibile serenità. Ecco dunque che magari, il susseguirsi di eventi di un certo tipo può aprirti nuove strade, può aiutarti a vedere le cose con una chiarezza che non avresti immaginato. E da questo frastuono, da questo caos ecco che appaiono più definiti, più limpide le mie piccole grandi certezze. Le persone che mi vogliono bene veramente, le persone che dimostrano quotidianamente che merito la loro attenzione, merito la loro stima. Grazie ragazzi, grazie ad una persona particolare che penso leggerà questo messaggio e che ogni giorno sopporta le mie difficoltà. Con grande, infinita pazienza!
domenica 6 giugno 2010
Punti di vista
sabato 5 giugno 2010
Tutto ciò che non è Facebook

Ah, dimenticavo, sono iscritto a Facebook. E adesso? Penserete che sono uno squallido ipocrita che predica bene e razzola male. No, perchè quello che stai leggendo è polpa, ciò che vedi su Facebook è la buccia.
giovedì 3 giugno 2010
Toh, ma chi sono allora?
A volte capita di fare brutte scoperte e magari di farle dopo tantissimi anni. E' possibile accorgersi che i genitori, i fratelli e le sorelle, siano proprio coloro che non hanno la più pallida idea di chi tu sia? Non è affatto facile essere se stessi, non essere tentati nella società di oggi dall'indossare qualche maschera che ti faccia apparire anzichè essere, in determinate circostanze. Ma forse, ciò sta diventando una prassi. Per vivere, per sopravvivere, spesso si scende a compromessi ed ecco che c'è una maschera pronta in ogni occasione. Il fine è quello del quieto vivere. Ma quando ti accorgi che la famiglia, l'unico ambiente in cui non hai obblighi di travestimenti vari, non si accorge di chi tu sei realmente, allora tutto cambia. E che fare? Continuare ad essere se stessi con il rischio di essere continuamente fraintesi oppure, indossare anche qui una maschera e far credere loro di essere ciò che pensano. Contorto eh? Ma se una madre od una sorella dopo aver letto il mio libro( la mia anima- sempre aperta, mai nascosta dietro un paravento )improvvisamente ti dipingono come non hai mai creduto di essere, che fare?
Ho una famiglia? Ho sbagliato tutto?Bel quesito..
martedì 1 giugno 2010
L'urlo

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