domenica 11 luglio 2010

Mi trovate qui..

Carissimi lettori, sto allestendo molto velocemente il mio nuovo blog. Come vedrete è cambiato nella grafica e spero apprezziate questo cambiamento. A breve avrò modo di cominciare a pubblicare qualcosa. Il nuovo indirizzo è : www.ilmondodienzo.blogspot.com


Ovviamente sono ben accette critiche e consigli per l'aspetto grafico.
Un abbraccio.
Enzo

sabato 10 luglio 2010

Importante!

Carissimi lettori,

a causa di qualche problema legato alla formattazione e gestione del blog, sono costretto a fermarmi qui. Sto già lavorando ad un nuovo blog, diverso nella grafica e nel titolo ma NON nei contenuti. Ho deciso di mantenere egualmente attivo il vecchio blog su cui sto scrivendo ora ma a breve pubblicherò un post con l'indicazione del nuovo indirizzo ove trovarmi.
Grazie ancora per la vostra attenzione e a prestissimo.
Enzo

venerdì 9 luglio 2010

Scrivo o non scrivo?

Ero indeciso se buttare giù qualcosa oggi. La voglia di scrivere non era molta, oggi è uno di quei giorni in cui pensi che niente, nemmeno la scrittura ti può aiutare. Oggi è uno di quei giorni in cui so essere pesante più di un macigno quindi perchè mai dovrei rendere altrettanto indigesti quei minuti che qualche assiduo lettore mi dedica? Beh, diciamo che oggi, oltre ad essere pessimista ( farei bene a dire realista?) mi sento incredibilmente egoista per cui, tutto quello scrivo me lo dedico. Questo afoso Venerdì mi vede comunque lucido, sempre pronto all'analisi e al lavoro interiore. Mi rendo perfettamente conto di non trovare stimoli se non in poche, pochissime cose. Quelle poche cose a volte sembrano bastare, altre invece sono un'inezia, una quisquiglia. Oggi ad esempio pensavo che potrei tranquillamente vivere di me perchè non sono in grado di costruire e gestire rapporti interpersonali. Non ne sono capace; odio apparire volubile, odio i miei alti e bassi. Eppure ci sono, e vai a spiegare a tutti il perchè. Ci sono persone a cui sono molto legato che, quasi giornalmente sono costrette a subire le mie trasformazioni. Amo queste persone perchè nonostante tutto mi vogliono bene, sopportano con grande stoicismo. E poi ci sono quelle con cui ho un rapporto meno intenso che forse non capiscono, si chiedono perchè di tanta umoralità, magari mi giudicano negativamente. Sicuramente, questo post apparirà come una sorta di esternazione di un momento. E ai miei lettori risulterò, rispetto a qualche scritto precedente, contraddittorio e strano. La lucidità non manca, manca la coerenza forse. Ma provate a sentire dentro un senso di insoddisfazione che, quando riprende a salire ti lascia così, come un pugile che ha appena preso un gancio al volto. Poi magari domani mi rialzo, pronto di nuovo ad affrontare tutto. Anzi, sicuramente è così.

giovedì 8 luglio 2010

Girasoli

Il clima ideale di oggi ha sicuramente stimolato la mia uscita settimanale in "due ruote". Non mi aspettavo una giornata così favorevole, soleggiata ma molto meno afosa delle precedenti. Mi sono così azzardato a scegliere un percorso leggermente più "pimpante", con qualche saliscendi e più colline a fare da sfondo. Ne sono rimasto davvero soddisfatto: nei giorni scorsi continuavo a chiedermi come mai non mi fossi ancora imbattuto in quelle meravigliose distese gialle che sono i campi di girasole. Ah, sono stato subito accontentato e oggi, ne ho visti e fotografati alcuni. Il girasole è il mio fiore preferito, trasmette positività, sembra che sorrida. La tratta di oggi prevedeva dopo circa 15 km di pianura altrettanti più impegnativi ma, come si dice, il fine giustifica i mezzi. Spesso al termine dei tratti collinari, si arriva, stremati e con la lingua che tocca terra ma il paesaggio di cui si gode è davvero impagabile. Giunto alla meta ho scoperto una strada che sembrava si inerpicasse in mezzo ai campi. Ho provato ad affrontarla e, in cima alla salita ho potuto ammirare altri scorci fantastici. Ho guardato l'orologio, sapevo che mi aspettava un viaggio di ritorno e le gambe chiedevano già aiuto. I girasoli, finalmente i girasoli.......Alla prossima tappa.

mercoledì 7 luglio 2010

Saper vivere

Ogni giorno mi accorgo dell'esistenza di moltissime persone che conoscono l'arte del saper vivere. E questo mi duole perchè il loro stare al mondo come tanti agognano, non passa attraverso faticosi viaggi interiori, non conosce l'accettazione di sè e degli altri, non si fonda sull'essere in grado di godere dell'essenziale. Queste persone sanno vivere dal momento in cui hanno probabilmente emesso il loro primo vagito. Posso affermare che la scaltrezza, l'opportunismo, la sfacciataggine ( che talvolta sfociano nell'illegalità ) sono "doti" che non si acquisiscono per esperienza ? Noto inoltre che proprio queste persone hanno una grande abilità, quella di camminare alla luce del sole e ottenere spesso l'assenso e l'apprezzamento di molti. Direte voi che ho scoperto l'acqua calda, e lo so. Il mondo è pieno di soggetti di tal fatta. Si potrebbe inoltre ipotizzare che nel mio discorso si celi un po' di invidia. Beh, diciamo di....no. Ognuno di noi è portatore sano di qualcosa: chi è talentuoso nell'essere buono fino al masochismo ( il sottoscritto ) chi invece riesce ad essere così superficiale da vivere una vita senza pensieri ( e non parlo delle preoccupazioni ma proprio della facoltà di pensare..). E c'è chi non può evitare di essere così, perfettamente stronzo, e che ci si può fare? Nulla. Saper vivere dunque è un dono che non si acquisisce con il tempo, rassegnamoci: e parlo alle persone che sono dotate delle più nobili qualità. Loro forse sapranno affrontare la vita, ma passeranno per forza attraverso tortuosi percorsi densi di insidie. Chi invece nasce stronzo, ha la strada spianata. Caro Enzo, cari lettori, probabile che nella vostra vita vi toccherà incontrare codesti personaggi: non vi curate di loro ma guardate e andate avanti. Io lo faccio, talvolta con invidia, talvolta con rabbia, ma non era destino: io sono portatore sano di sincerità. Mi stimo troppo?

martedì 6 luglio 2010

Matrioska

Se la pensassimo tutti allo stesso modo il mondo sarebbe noioso. Se tutti ci accorgessimo di avere un cervello pensante e cominciassimo a farlo funzionare probabilmente il mondo sarebbe noioso. Ciò che rende così incredibilmente vario il mondo è proprio la diversità, o meglio l'unicità dei singoli. Per quanto a lungo si viva non si avrà mai la fortuna (?) di potersi confrontare con tutti, di capire tutti. Ognuno di noi è un piccolissimo mondo all'interno di un mondo più grande a sua volta contenuto da un altro e via dicendo. Mi viene immediato pensare ad una "matrioska". Il mio scopo è dunque quello di cercare di trovare, all'interno del mio piccolo universo fatto di pochissimi soggetti, qualcuno dotato di cervello pensante possibilmente collocato sulla mia stessa lunghezza d'onda. Impossibile. Nella mia continua (purtroppo vana) ricerca della perfezione, mi convinco che essendo io contrario alla clonazione devo muovermi in altre direzioni. Se io penso in un certo modo, se io in certe situazioni mi comporto così, è lecito o utopistico pensare che da qualche parte esiste chi si atteggerebbe allo stesso modo? E' egoista pretenderlo? O il fatto che io non l'abbia trovato può semplicemente significare che esiste ma chissà in quale parte del globo? Deposto ogni velleitario proposito in tal senso, mi affido all'empatia. E' così deleterio calarsi nei panni altrui ? Viviamo o no le stesse emozioni? Proviamo o no le stesse sensazioni? Eppure perchè incredibilmente mi accorgo sempre più di agire e vivere in modo del tutto anacronistico?
In questi momenti di riflessione mi sento più vivo che mai. Cervello pensante e passione.

lunedì 5 luglio 2010

La fuga

Caro blog mi sei mancato. La mia idea di fuga sta lentamente cambiando, me ne accorgo da un po' di tempo a questa parte ogni volta che mi muovo da qui. Non più dunque un volersi a tutti i costi allontanare da ciò che si accetta faticosamente quanto un avvicinamento a quello che aiuta realmente a dimenticare. Giocoforza, il ritorno non risulta più traumatico e la realtà con cui necessariamente ci si deve tornare a confrontare fa meno paura. Ne prendo coscienza con gioia e mi accorgo che, seppur con grandi sforzi, riesco a liberarmi della zavorra che solitamente opprime il mio quotidiano riuscendo così a viaggiare senza quell'ingombrante bagaglio di pensieri e problemi . Esiste una realtà che nostro malgrado siamo costretti ( o quasi ) ad accettare e ne esiste un'altra che deve rappresentare il vero e proprio momento di distacco da ciò che ci opprime. Poco importa se il luogo in cui noi riusciamo a trovare pace, comprensione e magari serenità non corrisponde a ciò che noi realmente vorremmo. Credo che la ricetta stia proprio nel volere trovare a tutti i costi un angolo di pace e, se si riesce nell'intento anche solo per un attimo, un giorno, una settimana, eccoci alleggerriti. Il viaggio per me ha sempre significato una via privilegiata verso la libertà ma mi stavo accorgendo di non essere più in grado di apprezzarne tutti i benefici. Sono tornato da un breve viaggio che, nella sua semplicità mi ha "alleggerito". Si può, si deve saper apprezzare la vita.

giovedì 1 luglio 2010

L'estate al paesello

Oggi mi sentivo emotivamente carico, dunque il giorno giusto per una pedalata. L'afa opprimente non mi ha fermato, sapevo che forse sarebbe stato l'ultimo dei miei ostacoli. Ho dunque scelto un percorso pianeggiante, magari un po' monotono ma non potevo esagerare con le salite: il fiato, d'altronde è quel che è. Mi sono soffermato come sempre ad ammirare anche gli angoli più nascosti della campagna, a volte da me stesso piuttosto bistrattata. La bicicletta è in effetti l'unico modo per poter veramente "osservare" ciò che di solito si vede semplicemente. Il mio percorso di oggi comunque non è stato scelto a caso: volevo raggiungere la destinazione che mi ero promesso per poter poi andare alla ricerca di un luogo che è stato teatro di alcune giornate estive durante la mia infanzia. Dopo circa 30 km di pedalata ho così raggiunto Castelnuovo Bormida, silenzioso paesello di poche anime: la mia memoria non mi stava ingannando e in breve tempo ho raggiunto una stradina di sterrato alla fine della quale ecco un cancello e poi, una piccola casa. Non c'era nessuno, potevo rimanere lì ad osservarla anche solo per poco, giusto il tempo di sentire riecheggiare le nostre urla di bimbi che squarciavano il silenzio di un afoso pomeriggio di Luglio. Che bello, un altro percorso, un altro ricordo. E la valigia si riempie. Sto bene al solo pensiero di quando tra qualche mese, la riaprirò e avvertirò un impagabile senso di pace.
Sarò assente dal blog lungo il weekend. Tornerò a "deliziarvi" Lunedì.

mercoledì 30 giugno 2010

Due facce

Il mio passato ha due facce: fino a qualche tempo fa il lato della medaglia più bello era anche quello a cui mi aggrappavo nei miei momenti "down". Gli anni dell'adolescenza sono stai intensi, vissuti pienamente: nessun rimpianto, nessun rimorso. Quello è anche il tempo della vita in cui uno costruisce il suo futuro, no? E' probabile (spesso è così) si tratti di un periodo in cui fare delle scelte, prendere decisioni importanti non è cosa facile. E così, da quelle decisioni, da quelle scelte si fugge, ci si allontana. Gli sbagli più grandi della mia vita nascono proprio nel momento in cui pensavo, ero sicuro, che il futuro sarebbe arrivato molto tempo dopo. Grande, immenso errore. In un attimo arriva il conto da pagare e, tranne alcune eccezioni, spesso è proporzionale a quanto si è consumato. Io ho mangiato tanto della mia vita di adolescente: peccato però, aver messo sempre "sul conto" in attesa di poter pagare. Ora che devo farlo e che la mia età della saggezza mi fa vedere molte cose dal punto di vista migliore, faccio fatica. E per me ora, guardare il presente, vivere il giorno è un modo per non voltarmi indietro: se lo facessi infatti, noterei che quel bel passato a cui mi aggrappavo è ormai dissolto. Vedrei solo, gli errori e mi chiederei continuamente: "Perché" ? E allora via, andiamo avanti, e non voltiamoci più indietro. Non ho cancellato il passato ma ora mi fa sicuramente meno comodo richiamarlo. Vedo, incontro tanta gente: persone con cui ho condiviso la scuola, i momenti di gioia e li vedo diversi da me. Forse perchè loro hanno dato un senso alla propria vita. Quello che io ora vado cercando. Errare è umano, perseverare.....

martedì 29 giugno 2010

Tempus fugit

La morte di un giovane lascia interdetti, se il giovane è un personaggio pubblico la eco che ne deriva è enorme. L'opinione pubblica in questi casi diventa protagonista, i giornali, i media diventano loro malgrado ( o forse no ) contenitori di ovvietà, velate ipocrisie, e tutto ciò che può essere detto e non detto. La morte di un personaggio pubblico non è silenziosa, è frastornante, quasi fastidiosa al solo pensiero di tutto ciò che si sarà costretti a sentire. In conformità con il mio modus agendi (che vuole il tutto trasportato in una dimensione più silenziosa, intima e forse troppo soggettiva) lascio qui il mio pensiero. Non voglio parlare di lui, delle sue scelte, della sua vita, così facendo non potrei evitare ipocrisie e ovvietà. Ecco quindi che la mia riflessione si sposta su una questione piuttosto pratica: tutto questo ha un senso perchè comunque già tracciato, oppure come nel caso in questione poteva essere evitato? Il solito dilemma: siamo nelle mani di un abilissimo disegnatore anche alquanto fantasioso il quale si limita solo a scegliere le modalità del fatto? Oppure, quel famoso "libero arbitrio" può talvolta venirci incontro? Le caratteristiche che gli eventi tragici assumono sono diverse, uniche nel loro genere. Probabilmente possiamo, ma non ci è concesso di prevedere totalmente. Il pensiero razionale si scontra con quello di chi crede e io rispetto entrambi. Ma come sempre, non so darmi una risposta. So solo che si può ragionare a posteriori e dire "Prendiamo la vita, afferriamola nel modo più forte possibile"; e chi lo ha fatto, magari anche in un modo che ai più non è piaciuto, ora ne paga le conseguenze. La vita è una contraddizione continua.

lunedì 28 giugno 2010

Il mio mondo

Amo il mio piccolo mondo. Lo amo con tutto il cuore: è un mondo piccolo, spesso e volentieri incasinato, limitato, irritante, ma lo amo. Non potrei chiedere altro, forse non vorrei altro; le sue dimensioni lo rendono necessariamente silenzioso, lontano da rumori così frastornanti da renderti a volte stupido. Ho recentemente conosciuto un paio persone che avevano deciso di avvalersi dello scambio epistolare poichè attraversavano un momento difficile. Ho deciso di accogliere la loro richiesta e ho iniziato un proficuo dialogo seppur limitato al virtuale. Una di queste poi è entrata nel mondo dello spettacolo, l'altra è in qualche modo riuscita a riempire la sua vuota ( di allora ) vita tuffandosi in mille attività. Io, sono stato messo da parte: considerando quello che avevo dato in quello scambio di testi, ci sono rimasto male in proporzione, dunque tanto. La mia riflessione è questa e prescinde dal senso ( l'ennesimo ) di delusione: ci sono persone che hanno bisogno di sentirsi al centro dell'attenzione, di buttarsi a capofitto in qualcosa che le soddisfi per sentirsi felici. Tutto questo è rispettabile ma, sapranno riconoscere nel marasma delle nuove amicizie una voce vera, intima? Mi chiedo se la loro felicità sia reale o "di plastica". Mi chiedo se quelle persone, una volta tornate nelle loro case, non avvertano poi ancor più lil senso di solitudine. E' forte in me la convinzione che la felicità passa attraverso la qualità piuttosto che la quantità. Sebbene io sia il primo a lamentarmi della pochezza delle mie relazioni sociali e del fatto di vivere in un ambiente fin troppo alienante, mi convinco che questo mondo è forse adatto a me e non voglio di più.
Sono dunque deluso, molto. Ora si vantano di avere una vita effervescente, loro. Quasi quasi me ne compiaccio. La vita non mi ha mai messo in condizione di potermi prendere una sorta di rivincita, quante volte mi sono detto: " Quando torneranno a cercarmi, non ci sarò". Non torneranno, non importa, io amo il mio piccolo mondo.

"dietro di te
io paziente e calmo
dietro di te
un viaggio assurdo e'
immenso tu
che a sfidarti non ci provo piu'
non hai ancora vinto e percio'
vivro' diffido di te
sto gia' imparando
tu pace non mi dai
non mi perdoni mai
un'altra volta nel mondo
coi limiti che sai
un posto pretendo nel mondo
sbandati giorni miei
mi consumero' fino in fondo
finche' non cambierai
finche' non capirai
che tu sei comunque e sempre
il mio mondo"

(Renato Zero - Non cancellate il mio mondo -)

domenica 27 giugno 2010

Stare a galla

La sensazione di toccare il fondo non mi è nuova, quella di risalire (come dovrebbe "fisicamente" accadere) pure. Insomma, ho il sospetto ( neanche poi tanto vago ) che il fondale di cui si parla scenda di livello ogni volta che ne vengo a contatto. C'è forse sempre un "fondo più fondo",non esiste un punto di non ritorno. Me ne accorgo ogni giorno, nelle mille sfaccettature che la vita quotidiana presenta, in tutti gli aspetti del vivere dunque. Continuo a pensare che ognuno di noi ha le potenzialità e doti razionali sufficienti per stabilire fino a quale profondità si è disposti ad arrivare. E' normale che più giù si scende, più si impiega a risalire e, quando finalmente si riesce a vedere la luce e a respirare, le forze sono ormai ai minimi. Ogni volta che tornano a trovarmi le solite sensazioni tra cui quella di sentirsi fuori posto, in un ambiente sbagliato, circondato da persone sbagliate, ecco che intravedo il mio fondo. Ora, me lo ripeto fino alla nausea, è il momento di risalire, ma come? Troppo comodo e masochistico affermare: "Peggio di così..non può andare", no? E' dunque il momento di tirare fuori orgoglio, dignità, autostima, e prometto a me stesso di non essere ripetitivo, e di non tornare su questo argomento per molto tempo. Ci riuscirò? Anche stare a galla comporta un faticoso movimento di gambe lo so, ma siamo fatti per stare a galla, non per volare.

sabato 26 giugno 2010

Il rumore del silenzio

Ad un certo punto pareva che le gambe si stessero muovendo da sole; nessun comando, nessun impulso dal cervello, nelle gambe c'era il desiderio di raggiungere quel luogo che l'anno precedente lo aveva incantato. Man mano che i rumori della città si facevano sempre più lievi e davanti a lui gli spazi assumevano dimensioni tanto vaste quanto silenziose, le gambe alimentavano il loro movimento. Nessun impulso, solo quell'immagine che doveva essere rivista, bisognava rivivere quella stessa sensazione dell'anno prima, nulla doveva essere cambiato. Il giallo del grano tagliato si alternava al verde intenso del mais: nella sua mente passavano pensieri più disparati, sapeva che stava vivendo un momento di libertà e di pace che solo quelle gambe potevano regalargli. E intanto la meta era là, la immaginava in tutti i modi. Non poteva, seppur concentrato sull'obiettivo, evitare di pensare, di capire che forse quella era la libertà tanto agognata: forse quello era ciò che cercava da tempo. Un momento di pace, la sensazione di spiccare il volo. Continuava a chiedersi come mai quelle gambe continuassero a macinare la strada senza sentire alcuna fatica: era presto detto, le passioni fanno scavalcare le montagne. Ancora un dosso, un altro falsopiano ed ecco là, quel luogo. Il momento era perfetto: si tolse il casco e cominciò ad udire quello che sognava da tempo, il rumore perfetto del silenzio. Aveva raggiunto la perfezione: quel silenzio, l'immobilità del paesaggio trasmettevano tutto quello di cui lui aveva bisogno. Non poteva fermarsi, dove tornare indietro. Quel silenzio lo avrebbe accompagnato fino a casa.

Diario di un pomeriggio perfetto sulla mia amata due ruote ( senza motore ).

venerdì 25 giugno 2010

Io dico: "No"

Disponibilità, innato senso dell'altruismo: punti di partenza per inevitabili delusioni. Non ho mai dubitato del fatto che si tratti di pregi, anche piuttosto rari nelle persone; cio' che mi chiedo è dove si possa collocare la linea di confine tra sensibilità e stupidità. So che quando si è predisposti ad essere generosi non si dovrebbe fare alcun calcolo, non ci si dovrebbe aspettare alcun ritorno. Dare per il gusto di dare: fino a qui, tutto è abbastanza chiaro. Esiste però un punto raggiunto il quale cominci a chiederti : "Ma sono fesso?Ma per chi mi ha preso?" . Quando si arriva a questo punto, la ragione deve assolutamente venirci in aiuto, deve fornirci quei "paletti" così indispensabili per evitare di cadere nella rete dei vampiri e delle sanguisughe che ci circondano. Il più importante di questi strumenti è sicuramente il saper dire di NO; ho notato sulla mia pelle che ciò che spesso impedisce di farlo è il timore di essere giudicati male. Questo poichè, avendo sempre tenuto un certo tipo di comportamento, si diventa prevedibili: gli altri a questo punto si aspettano solo e sempre che tu dica loro: SI. Si può dunque essere "ragionieri" e far quadrare sempre dare e avere? Probabile che persone le quali nella vita hanno sperimentato il gusto del "oltre il danno, la beffa", facciano a ragione calcoli di questo tipo. Ne va dell'orgoglio, della dignità di ognuno. Sorrido, perchè penso che quando si arriva ai "40" sarebbe opportuno che i conti tornassero e nel mio caso non è così. Temo per questo, sono così, sarò così. Cosa deve capitare per aprirmi gli occhi e farmi dire seccamente "No"? Masochismo allo stato puro, ecco cosa sono.

giovedì 24 giugno 2010

Realtà e finzione

A volte ci vuole una buona dose di coraggio per prendere la più semplice delle decisioni. Succede che, in epoca di innovazioni tecnologiche, ci si renda conto di aver perso il contatto con la realtà. Succede quando il mondo della "rete" gradatamente si sostituisce a ciò che è reale prendendovi il posto. So che siamo esseri dotati di cervello e capacità razionali per cui sembra inutile individuare la causa di tutti i mali nel mezzo tecnologico. Occorrerebbe invece come sempre guardarsi dentro e capire il perchè di una vita vissuta "border line", tra reale e finzione. Negli ultimi tempi mi rendo sempre più conto di vivere camminando su questa linea di confine e non nascondo di aver spesso perso coscienza della reale dimensione in cui vivo. C'è tutto un mondo intorno, là fuori. C'è magari un mondo che mi ha ferito, mi ha tolto tanto ma è pur sempre la mia dimensione, che mi piaccia o no. Cosa cerco nel virtuale? Non nego che il web è un veicolo, anzi il veicolo. Ma una volta che ci si è saliti sopra, ocorre saper guidare con prudenza e coerenza. Ci vuole dunque anche un po' di coraggio per decidere di riprendersi quel po' di vità che sta là fuori. Probabilmente si innesca un circolo vizioso: se è proprio la vita là fuori a spingerci nel virtuale, allora è il cane che si morde la coda. Probabilmente sono insoddisfatto tanto della realtà quanto della finzione. Probabilmente, sono un alieno, a costo di essere ripetitivo. Avere aspettative è spesso fonte di grandi delusioni, ne sono consapevole; la conclusione è presto detta: io sto cercando qualcosa che non c'è, ovvero la perfezione. Non esiste la possibilità di far "combaciare" tutto, le persone non si "incastrano" come i pezzi di un Lego. Sono un alieno, questa non è la mia dimensione.

mercoledì 23 giugno 2010

Senso di appartenenza

Oggi sono stato a Torino. Ultimamente mi trovo a dovermici recare spesso per partecipare ad alcuni Concorsi Pubblici e solo l'anno scorso ho deciso di visitarla per puro piacere. La città non mi dispiace affatto, la trovo molto ordinata, elegante, con interessanti testimonianze artistiche e palazzi molto belli da visitare. Probabilmente, anzi sicuramente il mio è un giudizio oltre che soggettivo, piuttosto limitato a quello che il turista è abituato a vedere, dimenticando tutto il resto. Ma non voglio soffermarmi più di tanto su questo quanto sul fatto che Torino, o meglio, un piccolo paese della sua cintura è stato per un anno la mia "seconda casa". Devo tornare indietro al 1995: l'anno precedente feci una scelta che poi con il tempo si sarebbe rivelata ( stranamente ) positiva. Decisi di rifiutare il servizio militare ed essere quello che ai tempi si chiamava "obiettore di coscienza". Non mi dilungherò sugli stati d'animo precedenti alla partenza e correlati ai primi due mesi di permanenza ma preferisco invece sottolineare tutto ciò che di positivo questa esperienza mi ha regalato. A cominciare dialla consapevolezza di essere veramente utile a qualcuno ( i bambini nel mio caso ), per passare poi allo spirito di solidarietà, all'amicizia, al puro e sano divertimento. Tutto questo concentrato di positività raccolto in un anno trascorso troppo in fretta che, tuttavia, ha segnato una piccola svolta nella mia vita. Non torno in quel paesello da allora. Quando raggiungo Torino, la tentazione è forte, poi ritorno sui miei passi. Quasi volessi fermare il tempo, quasi non volessi vedere che tutte quelle fantastiche persone sono cambiate, seppur solo nell'aspetto. E a quel luogo io sono legato: molte persone hanno la fortuna di nascere o vivere in posti che possono definire "propri". Io, che non mi sono mai riconosciuto abitante della mia città e che ho sempre sognato un posto diverso in cui vivere, posso comunque dire di avere un luogo "mio", pieno di bellissimi ricordi. Non è sicuramente l'aspetto di una città, l'essere essa bella o brutta dal punto di vista estetico a renderla "nostra"; a regalarci il senso di appartenenza forse sono le persone che ci vivono e con cui interagiamo. Ed io qui, mi sento sempre più un alieno. Chiedo perdono per essere saltato spesso da un argomento all'altro. Prolisso? In questo caso la Bic rossa del mio professore d'Italiano si sarebbe divertita..

martedì 22 giugno 2010

Quattro

Quattro. Il mio professore d'Italiano soleva consegnare i compiti in classe corretti secondo un criterio tutto personale. Sarebbe stato forse troppo democratico attenersi ad un semplice ordine alfabetico invece lui preferiva risultare terribilmente "dolce" verso noi studenti. Coloro che temevano di aver combinato un mezzo disastro avrebbero potuto togliersi subito il dente malato; loro sarebbero stati i primi a cui veniva consegnato il compito. Un ordine crescente, dunque. Quattro, con quella sua inconfondibile cadenza da Toscano di Pontedera, quattro. Rimbomba nella mia mente, oggi che siamo in periodo di esami di maturità, quel suono così familiare. Prolisso, spesso fuori dal contesto del tema, troppo personale nell'esporre le proprie idee. Dunque, quattro. Ricordo bene le mie sensazioni, ricordo che vi ero perfettamente abituato, non mi faceva più effetto sentire il suono di quel "quattro". Fu così che per una qualche strana legge del contrappasso, io cominciai ad eccellere in Latino, e di questo ancora oggi ne vado orgoglioso. Ora mi chiedo come mai io riesca a trovare nello scritto stimoli e nuovi orizzonti nonostante quel trauma. Probabilmente so che non ci sarà più un "quattro" scritto in fondo ad ogni foglio che riempio, non ci sarà più quel segno rosso che tanto intimoriva noi studenti. Devo forse ringraziarlo quel Toscano di Pontedera. In quegli scritti tanto prolissi e confusionari ( a suo dire ) si nascondeva un piccolo scrittore da strapazzo che oggi fa proprio della scrittura il suo modo di comunicare preferito. Quattro, non c'era appello. Il valore di un voto è assolutamente relativo, la vita è un'altra cosa ma cosa c'era di più bello dell'ansia, del timore, anche della consapevolezza del fatto che in quei momenti tu eri uno studente e Lui, il Professore. Esiste ancora oggi questa così netta distinzione dei ruoli? Fa ancora paura un "quattro" sul foglio? Caro professore dal "quattro" facile, vorrei ora lei potesse leggere i miei pensieri perchè capirebbe che non le porto alcun rancore ma solo tanta riconoscenza. Forse i miei scritti sono da "quattro" ma nessuno ormai potrà più dare un voto ai miei pensieri. Ah, sicuramente, se lei potesse leggere questo post userebbe la sua penna bic rossa per sottolineare una evidente ripetizione: "quattro".

lunedì 21 giugno 2010

E la chiamano Estate

Finalmente ci siamo, è qui, è arrivata. No, non guardiamo il tempo la' fuori, non danniamoci più di tanto se oggi sembra il 21 Settembre, l'Estate è qui. Quanto l'abbiamo agognata, quanto ci siamo immaginati questo momento mentre tutti mascherati con cappello e sciarpa camminavamo intirizziti e la neve ci arrivava addosso? E ora cosa vogliamo fare, non vogliamo goderci tutta l'atmosfera che la stagione per eccellenza sa regalarci? E allora via, partiamo, almeno con la fantasia e pensiamo a ciò che l'estate ha sempre donato ad almeno ognuno di noi, un'emozione, anche solo una sensazione. Come potrò dimenticare le mie di bambino, quando la nostra auto con i bagagli legati sul tetto percorreva faticosamente l'intero Stivale per raggiungere la tanto sognata meta? Quel mare così lontano era ora a portata di mano, finalmente potevo scaricare tutta la mia voglia di libertà. E poi, il gusto di raccontare tutto agli amici del quartiere quando con un velo di malinconia intravedevo ormai la prospettiva di un altro anno di attesa. Ognuno di noi ha vissuto un'estate, una vacanza da ricordare, non posso pensare che non sia così. Mi piacerebbe sapere, caro lettore anche di passaggio su questo blog, qual è il ricordo più bello legato alla tua estate. Noi che l'inverno è solo noia e nebbia, noi che il mare è là oltre quella galleria, noi che sognamo una spiaggia dove portare a passeggio un cane e sentirci finalmente liberi, noi vogliamo, anzi dobbiamo vivere e accogliere a braccia aperte l'estate. Buona estate a tutti, che sia foriera di nuove emozioni: raccoglietele e riponetele anche disordinatamente nella valigia del vostro viaggio di ritorno. Vi torneranno utili quando mascherati con cappello e sciarpa sentirete la neve arrivarvi addosso.

domenica 20 giugno 2010

Utile e dilettevole

Un'altra domenica grigia, un ulteriore stimolo a scrivere. Sono quasi orgoglioso del mio blog, di come stia assumendo forme e contenuti sempre più vicini al mio modello immaginario. Non nascondo di essere un perfezionista, mi piace che il tutto assuma sempre un aspetto armonico e ovviamente mi riferisco alla qualità estetica. Naturalmente in questo senso saranno ben accetti da parte Vostra, cari lettori, consigli e suggerimenti. Nulla posso invece architettare per ciò che riguarda il contenuto che è pura farina del mio sacco e dunque immodificabile; il problema è magari quello di rendere ciò che viene da dentro leggibile e apprezzabile. Sto cominciando ( meglio tardi che mai, direte voi.. ) a rendere questo blog maggiormente coinvolgente e spero esso possa con il tempo assumere l'aspetto di un vero e proprio luogo di dialogo. Occorre unire l'utile al dilettevole, è importante mescolare la possibilità di amplificare i propri pensieri (che solo internet offre ) con il piacere di farlo attraverso lo scritto. Qualcuno potrà anche affermare che colui il quale ama così tanto raccontare e raccontarsi non sia poi in grado di apprezzare valori quali la riservatezza e l'intimità. Non ci sono molte persone nella mia vita con le quali riesco a intavolare un dialogo di un certo spessore e credo che molti altri vivano questa situazione; il paradosso dei nostri tempi è che spesso delle nostre problematiche riesce facile parlare più con perfetti sconosciuti che non con coloro che ci stanno vicino fisicamente. Io mi ci trovo bene a farlo, non lo faccio allo scopo di ottenere un compatimento o con l'intenzione di attirare l'attenzione sui miei problemi. Lo faccio per il gusto di farlo. Si, mi fa male pensare che il "virtuale" stia soppiantando la realtà, ma quante volte ci è capitato di esclamare: " Quanto vorrei essere altrove!" E io ora  mentre scrivo, sono altrove e sto piuttosto bene.

sabato 19 giugno 2010

Semplicità

Fuori piove, e io divento malinconico. Non posso evitarlo, chiedo dunque venia se risulterò prolisso e sgrammaticato. Ieri ho ricevuto una richiesta di amicizia su Facebook da parte di un vecchio amico di "cortile" di cui avevo perso le tracce almeno una ventina di anni fa. Sono ripiombato indietro ai migliori anni della mia vita, quelli dell'infanzia trascorsa all'interno dei cortili dei palazzi alzando polvere, macinando chilometri di corse tra le urla di mia madre che disperatamente provava a ricordarmi che la scuola veniva prima di tutto. Le estati dei primi anni 80 hanno avuto un sapore e un fascino incancellabili; i cortili erano il luogo di incontro per eccellenza per la disperazione dei condomini. E dire che noi avevamo qualcosa che i ragazzi di oggi non hanno e mi riferisco al gusto, al piacere della semplicità. Lo avevamo per necessità ma ora tutto questo manca, eccome. I giardini, persino i marciapiedi, le piccole strade del quartiere sembravano enormi e vi si poteva addirittura tracciare un campo da tennis usando i mattoni trovati all'interno dei cortili in ghiaia. Mi manca tutto ciò.. Mi mancano le lunghe serate estive passate raccontandosi le barzellette, cercando le cabine del telefono per fare una dedica alla radio, i racconti delle vacanze appena finite trascorse al sole delle spiagge. E che dire della solidarietà, delle nostre bici che con un pezzo di carta incastrato tra i raggi tenuto da una molletta sembravano motorini. Parlo come se fossi un nonno che racconta al proprio nipote i bei tempi. Sono passati 30 anni da allora, ma la tecnologia, l'avvento di internet, i giochi elettronici, priveranno i bambini di oggi del gusto della semplicità di cui solo noi abbiamo avuto la fortuna di godere. E so che i bambini degli anni 80 che leggeranno questo post, lo apprezzeranno.
Ecco, sono malinconico. Allego a questo post un video di una canzone che un po' mi ricorda quel periodo e spero sia di vostro gradimento.